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ANNO 5 - NUMERO 26- 2010
 


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Un turismo in cerca di un futuro di Patrizio Placuzzi
 
A  mio avviso siamo rimasti un po’ fermi, non abbiamo un idea precisa su cosa dobbiamo fare, il turismo sportivo?, la qualità urbana?, un turismo trasgressivo? Per famiglie?.  o cosa,  non so se c’entra l’identità della città, ci rimane soltanto il patrimonio del nostro sapere fare turismo...
 

 

C’era un frase che aveva reso celebre Arrigo Sacchi, a chi gli imputava di non avere un passato da grande calciatore, anzi il suo curriculum come calciatore è stato decisamente mediocre, c’è un abisso fra il suo palmares di giocatore e quello da allenatore, decisamente più ricco, rispondeva con la famosa teoria del fantino e del cavallo, adesso non me la ricordo bene, non sarei capace di infilarla nella giusta collocazione logica, che in sostanza voleva dire che non era necessario essere stato un grande giocatore per essere un grande allenatore.

Ritornando a bomba, a noi, voglio dire che ritengo che non sia necessario essere un esperto del settore per parlare di turismo, nel senso che si tratta di un argomento che coinvolge così tante persone che ognuno di noi, pur nella sua specificità sia chiaro, può portare il suo contribuito. Intanto sono un viaggiatore di lungo corso, sono animato da una curiosità intellettuale che mi porta a  conoscere posti nuovi,  e proprio da questo punto vorrei partire per parlare della vocazione turistica della nostra città, facendo anche dei raffronti con le località che ho visitato, specialmente quelle del nostro Sud, che per sua stessa connotazione, si presta ad essere uno scenario naturale per l’attività legata al turismo. Potenzialmente sono anche dei nostri diretti concorrenti, nel senso che potrebbero farci concorrenza rispetto al target della clientela che sceglie la nostra città per passare le loro vacanze.

 

Il sud senza una “via al turismo”

Sono stato tempo fa a Tortora Marina in Calabria, nel versante tirrenico della provincia di Cosenza, ne devono mangiare di pagnotte prima dio definirsi una località turistica a tutto tondo!. Mi ricordo che sulla Gazzetta del Mezzogiorno che credo esca a Bari, uscì un editoriale in cui si parlava del turismo nel Sud, in cui era contenuto un esplicito attacco alla nostra riviera e al nostro modo di fare turismo, conservai l’articolo e lo portai a Enrico Gnassi, che allora era il capo ufficio stampa del comune di Rimini, il sindaco era Giuseppe Chicchi. 

Alla fine di ottobre sono stato per una breve gita a Palermo, all’andata ho fatto un viaggio improbabile, ho fatto il viaggio in piedi fino a Salerno, al ritorno è andata meglio, ho preso la cuccetta fino a Bologna. Quel treno è quasi sempre vuoto, si è riempito in concomitanza delle feste, comunque è stata un esperienza utile per capire il grado di civiltà del nostro paese. Ero in una carrozza di non fumatori, fumavano quasi tutti. Una signora mi ha detto: “Se rispettiamo tutte le regole, diventiamo scemi!”. Ah.

Dal  treno ho visto che il mare della Sicilia, segnatamente sulla costa da Messina a Palermo, è più bello del nostro. Però è una costa devastata dalla speculazione e dall’abusivismo edilizio. 

Da Salerno in poi ho fatto il viaggio seduto, questa cosa mi ha dato l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con i miei vicini, un signore del Cilento e una signora di Lamezia Terme che viveva a Milano, che tornava in Calabria per le feste.

Mi sono qualificato e ho detto che sono di Rimini, la signora mi ha detto che non vorrebbe venire in vacanza da noi neanche se fosse obbligata con la tortura. Non le piaceva il mare di Rimini, il nostro modo di fare turismo non come professionalità, quella ce la riconosce, ma come andazzo  che vige a Rimini, però assieme al signore di Vallo della Lucania che era seduto vicino a me, ci riconosceva una cosa di grande pregio, cioè la grande capacità della nostra gente e della nostra riviera di fare

turismo, cosa che per loro stessa ammissione non è tuttora nelle corde degli operatori turistici del nostro sud.

 

L’ospitalità il valore aggiunto del nostro turismo

La cultura dell’ospitalità, l’attenzione al dettaglio, alle piccole cose che alla fine fanno la differenza, che ci hanno resi famosi in tutto il mondo, sono cose sconosciute alla maggior parte degli operatori turistici del nostro sud, ed è per questo che a parte le zone tradizionali  dove il turismo ha una

tradizione consolidata, mi riferisco per esempio alla costiera Amalfitana, intere zone del sud che potrebbero avere uno sviluppo turistico impetuoso, stentano a decollare.Per saperne di più mi sono collegato al blog di Gian Carlo D’Allara, un noto esperto di turismo, e ho visto che anche lui, dall’alto della sua professionalità e esperienza nel settore ritiene che le cose che ho appena citato abbiano nel tempo costituito un valore aggiunto del nostro modo di fare turismo.

Possiamo ripartire da questo, che non è poco, butta via, il pericolo però è che, a mio avviso, siamo diventati sazi, cioè penso che non esista più quella spinta, quella voglia di migliorarsi, di intraprendere, che ci ha reso famosi come una delle località turistiche più apprezzate in tutta Europa.

 

Quale turismo per poter competere

Io mi fermo qui perché non sono in grado di dare dei giudizi tecnici sul turismo, farei ridere, però per una serie di motivi per i quali non sto qui a discutere, penso però di avere il polso della situazione e di sapere anche cosa pensano gli italiani della nostra città e della nostra riviera. Però non so se basta, se è sufficiente. Aspetto indicazioni dal dibattito che eventualmente sortirà dai nostri interventi.

Ho letto sui quotidiani locali che la crisi economica sta introducendo un nuovo concetto di turismo, la vacanza a rate, come si faceva per la macchina e per il televisore. Per me non è un buon segnale,  o almeno non ero abituato mentalmente a pensare un tipo di vacanza con questa modalità, di solito le famiglie mettevano durante l’anno da parte i soldi per andare in vacanza. La vacanza a rate è un fenomeno degli ultimi tempi, che sta prendendo piede in maniera massiccia.

L’associazione di piccoli alberghi di qualità della nostra provincia ha lanciato un grido di allarme, dicendo in sostanza che bisogna prendere dei provvedimenti per arginare la crisi incombente che potrebbe travolgere il settore del turismo, e che la soluzione della vacanza a rate  potrebbe essere un modo per arginare la crisi che avanza e rilanciare il nostro turismo. Evidentemente le famiglie hanno pochi soldi da spendere.

A  mio avviso siamo rimasti un po’ fermi, non abbiamo un idea precisa su cosa dobbiamo fare, il turismo sportivo?, la qualità urbana?, un turismo trasgressivo? Per famiglie?.  o cosa,  non so se c’entra l’identità della città, ci rimane soltanto il patrimonio del nostro sapere fare turismo.Gli altri vanno avanti, ci provano, forse non c’è più lo spirito che ha animato la generazione di pionieri, anche se i figli sono più istruiti, che hanno costruito il nostro turismo.Manca quella voglia di fare di intraprendere, che è figlia dell’appagamento, che in realtà non dovrebbe esistere, siamo in piena crisi, qui bisogna rimboccarsi le maniche. Appagati di cosa?, la situazione è difficile, stiamo ballando sul Titanic, non so se ce rendiamo conto.

 

Il turismo balneare e la sua materia prima: il mare

Il problema è anche un altro: ma noi siamo davvero una città ospitale?, nel senso che il turismo è vissuto veramente come uno scambio culturale di conoscenze e di accoglienza verso il turista che viene a soggiornare da noi?. E’ una questione che prescinde dalla mera attività turistica. L’ospitalità e l’ accoglienza sono valori in sé e per sè, che dovrebbero avere una valenza autonoma indipendentemente dall’attività turistica.

Io penso di no,metà della città vive con fastidio l’invasione dei turisti specialmente nel periodo estivo, si sopporta tutto perché il turismo e il suo indotto è l’economia trainante della nostra città. Questo sarebbe un punto su cui riflettere.

Tempo fa lessi sul Pasquino un intervento di Casali, che esprimeva un malessere di cui ho parlato, nel suo intervento disse che non era contro il turismo, ma contro il turismo di massa. Mi ricordo bene questa cosa, se gli interessa eventualmente chiarire questo punto, sarei contento anche per chiarirmi personalmente le idee. Il turismo di massa ha fatto le fortune di questa città, perché a suo tempo fu una intuizione geniale, si trattava di dare il diritto alla vacanza agli operai delle grandi fabbriche del nord, in una Italia che usciva dal dopoguerra a fatica e che di lì a poco, avrebbe goduto di un boom economico specialmente negli anni 60. Però quello scenario anche economico non esiste più, il mondo del lavoro è profondamente cambiato, quindi non c’è nemmeno la materia del contendere, non mi addentro sulle soluzioni da trovare e soprattutto su quale target rivolgersi per rinnovare il nostro turismo, questo è compito degli esperti o per chi lavora da anni nel settore.

Infine voglio chiudere con la questione del mare, una località turistica come Rimini che ha fondato la sua immagine turistica sul turismo balneare, siamo conosciuti soprattutto per questo,  non può

prescindere dalla salute del nostro mare, quindi abbassare la guardia in questo senso per me sarebbe un suicidio.

Milano i depuratori li ha fatti, funzionano a pieno regime, l’Adriatico non ha più i problemi che aveva prima, non sarà il mare della Sardegna, però regge dignitosamente il confronto.

Leggo, mi informo, mi riservo di intervenire nuovamente dopo aver ascoltato gli interventi dei miei colleghi.         

 


 
     


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