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ANNO 5 - NUMERO 26- 2010
 


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Elezioni regionali e questione Romagna di Patrizio Placuzzi
 
Esiste sicuramente una questione Romagna, indipendentemente dall’ipotesi di regione, che non è condivisa da tutti, è normale. L’importante è che tutti gli eletti di Rimini difendano gli interessi e le idealità del nostro territorio, che manca di infrastrutture adeguate rispetto alla sua importanza.
 

 

Le prossime elezioni regionali.

Certo che questi governatori delle nostre regioni, non hanno molta fantasia  politicamente parlando,nel senso che si ricandidano di nuovo, chi per terza volta come Vasco Errani nella nostra regione, chi addirittura per la quarta volta come Roberto Formigoni in Lombardia.Più che dei governatori sembrano dei monarchi assoluti, infatti il  problema di fondo è che manca una classe dirigente che possa sostituirli, questa vuol dire, a mio parere che la dialettica politica è ferma, segna il passo. Questo non è un bene, sono stati più di 10 anni alla guida delle rispettive regioni, penso che il loro compito sia terminato, nel senso che era anche una loro convenienza preparare il futuro senza di loro, faceva parte del loro progetto politico, il mondo deve andare avanti, un lavoro svolto bene deve dare i suoi frutti  anche nella prospettiva immediata e futura, compreso il ricambio della classe dirigente, che è un fatto innovativo per sé e in sé, indipendentemente dall’età. E questo non è avvenuto ancora per quanto riguarda al nostra regione, si vede che i tempi non sono ancora maturi.

Faccio delle considerazioni a braccio, però meditate, per quello che riguarda le prossime elezioni regionali con riferimento alla nostra provincia.

Il Concetto di coesione sociale.

Il nostro presidente della regione Vasco Errani, quando si riferisce ai risultati ottenuti dalla nostra regione, mette sempre in primo piano il concetto di coesione sociale, che secondo lui è il motore dello sviluppo della nostra regione, quella cosa che ha permesso di raggiungere dei risultati che ci pongono, che ci collocano fra le prime regioni in Europa.

La coesione sociale va bene, però ci sono anche le controindicazioni, come nelle istruzioni di una medicina che sono contenute nel bugiardino allegato alla medicina stessa, per esempio un eccesso di coesione sociale può castrare la dialettica politica fra le parti, anche in  riferimento al rapporto fra la politica e la società civile, può essere altresì considerata un eccesso di dirigismo da parte delle amministrazioni locali verso tutto quello che si muove autonomamente nella società al di fuori dai partiti, c’è il rischio del clientelismo cioè che per lavorare devi essere legato a qualche carro al di là delle tue capacità professionali, e  per ultimo ho notato che il concetto di coesione sociale è usato da questa maggioranza come un arma per denigrare l’avversario, mi auguro che questa volta vadano all’opposizione, così capiscono cosa vuol dire mangiare la “merda”,politicamente parlando,  per tanti anni, un po’ per uno. Un bagno di umiltà fa bene a tutti.

La regione Romagna.

In Romagna si vive bene, secondo una ricerca fatta recentemente, e questo dato di fatto è un argomento di duplice lettura, da un lato i sostenitori della maggioranza dicono che non c’è alcuna necessità di istituire la regione Romagna, mentre i sostenitori dell’ipotesi della regione Romagna dicono che con la regione Romagna le cose sarebbero andate meglio, perché ci saremmo liberati dal giogo di Bologna, che impedirebbe uno sviluppo più consono alle peculiarità che esistono nella nostra terra, a partire dal turismo.

Esiste sicuramente una questione Romagna, indipendentemente dall’ipotesi di regione, che non è condivisa da tutti, è normale. L’importante è che tutti gli eletti di Rimini difendano gli interessi e le idealità del nostro territorio, che manca di infrastrutture adeguate rispetto alla sua importanza.

Non mi voglio soffermare molto sulla questione, però voglio ricordare che dopo l’annessione della Romagna  al nuovo stato unitario era già pronto il progetto di regione Romagna, ma non fu attuato, perché si è voluto punire la Romagna in quanto tale, perché i romagnoli erano considerati dal potere piemontese delle teste calde, che potevano creare delle difficoltà al nuovo stato unitario, cosa che si è verificata puntualmente, basti pensare ai moti e alle rivolte sociali che si sono verificate in Romagna.La storia dell’ Emilia trattino Romagna comincia da lì.

Qualche anno fa, il mio caporedattore del settimanale dove collaboro, mi fece fare una inchiesta su quanto spazio era dedicato nell’informazione regionale Rai alla Romagna.Ascoltai di conseguenza per giorni e giorni i Gr radio e il tg3 della nostra regione allo scopo di svolgere il compito che mi era stato affidato, per verificare lo spazio informativo dedicato alla Romagna.Le briciole, rispetto all’informazione dedicata all’Emilia, allora è per questo motivo che l’informazione locale assume un ruolo importante e di supplenza rispetto alle inadempienze dell’informazione regionale, di fornire una informazione obiettiva, senza essere sbilanciata verso Bologna e L’Emilia come succede fino adesso. Un ragionamento logico, consequenziale, se siamo penalizzati nell’informazione lo siamo anche in altri capi, in quanto oggi come non mai l’informazione rappresenta una cartina di tornasole fondamentale per comprendere la complessità di un territorio.

Una ragione di fondo culturale e economica di fondo, comunque c’è. Il fatto è che le città dell’Emilia, non tanto Bologna che ormai pensa solo a se stessa e non svolge più il ruolo di mediazione che gli era proprio fino a qualche anno fa, non riescono a farsi una ragione del fatto di avere come corregionali delle persone che campano di turismo, che con tre o quattro mesi all’anno campano tutto l’anno, mentre loro che sono abituati a una economia solida fatta di agricoltura, piccola e media industria e movimento cooperativo. Certo da noi le cose sono cambiate perché è stato fatto un passo avanti verso la destagionalizzazione, però l’opinione che hanno i nostri cugini emiliani è quella, è questo è un macigno politico culturale duro da smuovere.

Le regioni hanno assunto negli ultimi anni delle competenze operative specifiche, in tanti settori, specialmente nel campo della sanità. Quindi si tratta di un voto importante, non certamente inferiore

a quello delle politiche generali.

L’accorpamento delle forze politiche che è stata fatta sia nel Pd che nel Pdl ha ridotto gli spazi di elezione di candidati che nelle scorse elezioni amministrative si erano presentati nella Margherita o in An.E’ difficile che gli schieramenti in campo confermino gli stessi eletti nel nostro territorio,  è così anche per Forlì dove si prospetta una lotta dura all’interno del Pdl fra Nervegna  e Bartolini.

Così sarà anche per Rimini, Lombardi si presenta, se si presenta anche Renzi sarà una lotta dura.

Patrizio Placuzzi

 

 


 
     


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