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ANNO 5 - NUMERO 26- 2010
 


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Il giudizio nel tempo della crisi di Claudio Costantini
 

“ Bisogna raschiare il fondo, solo così si potrà risalire” con l’anima e le coscienze più pure, e con il pieno di buoni sentimenti: la solita vecchia palingenesi.

De Andrè diceva in una sua canzone che dal fango nascono i fiori, ma lui era ottimista.

 

Capita alle volte di riflettere sui nostri giudizi, quelli che poi ci fanno prendere posizione e scegliere questo o quello. Quanto di quello che noi scandagliamo della realtà che ci circonda è soggettività o oggettività? Senza addentrarci, per carità, in questioni filosofiche e senza la presunzione di pensare che il nostro giudizio è il migliore, ci sarà pure un metodo per sbagliare di meno? Si può comparare quello che pensiamo con quello che gli altri pensano, e più alta è la percentuale dei giudizi simili, più dovremmo esser nel giusto.

Essere pessimisti in questo periodo non è difficile e saresti anche confortato da una grandissima compagnia di tuoi consimili. Eppure non sembra che vi sia il desiderio di essere pessimisti, di cedere alle visioni cupe e catastrofiche sul futuro. Molti sul pessimismo stanno costruendo la loro fortuna elettorale, altri economica con l’alibi della crisi. “ Bisogna raschiare il fondo, solo così si potrà risalire” con l’anima e le coscienze più pure, e con il pieno di sentimenti buoni: la solita vecchia palingenesi. Siete cattivi “penitenziagite”! Che bello il Medio Evo, quanta spiritualità  e quanta miseria del vivere, ma tanto si sa, i poveri vanno in Paradiso. De Andrè diceva in una sua canzone che dal fango nascono i fiori, ma lui era ottimista. La miseria e le guerre non hanno mai portato ad una crescita della società checché ne dicano i futuristi. Mala tempora currunt, una citazione lanciata da quasi tutte le generazioni per lo più verso i più giovani che notoriamente sono peggiori di noi. In situazioni di crisi come questa, quelli maggiormente preoccupati di solito sono i più anziani, quelli delle “cose non sono più come un tempo”, quelli che in fondo hanno meno da perdere. I giovani sono ottimisti per forza, hanno una vita lunga davanti a loro e non vogliono perderla per guerre o altro di simile. I dietrologi ci diranno che tutto è stato programmato dalla solita cupola economica massonica, per meglio dominare il mondo, i dietrologi buoni invece diranno che la crisi è stata provocata con un preciso intento, quello di salvarci da una immane catastrofe da fine del mondo. C’è invece chi pensa che si sia speso più di quanto le nostre tasca potavano permetterselo e c'è chi consumava senza produre. E per questo non si è affatto tranquilli. Vi sono poi miliardi di persone che non sentiranno la crisi, perché peggio di così per loro non può andare: quando non si ha niente...

Ma torniamo all’assunto iniziale e domandiamoci come va a Rimini? Guardiamoci intorno, possiamo formulare un giudizio tale da poi poter scegliere uno o un altro schieramento politico per governare la città? C’è un’opposizione che fa di tutto per rimanere lì dov’è, e una maggioranza condannata, malgrado incapacità diffuse e poca voglia, a governare. Eppure nella società sono molti quelli che si adoperano per il proprio lavoro, per la propria impresa, nelle professioni, questi anche se non sono della maggioranza vorrebbero aiutarla per meglio governare. Per loro le sconfitte non sono trampolini di qualsivoglia rivincita: sono solo sconfitte per tutti.


 
     


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