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ANNO 5 - NUMERO 26- 2010
 


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TURISMO SPARLATO di Renzo Casali
 

La peggior cosa è dunque che tutto sta ripetendosi come quando il nostro Turismo tirava da solo.

Se la storia del nostro turismo è stato un fenomeno che ha del miracoloso, pregate ancora gente...

 

 

 

 

 

 

Ho già detto del turismo riminese, come l’ho visto nascere e crescere. Aggiungo che in vari modi ci ho lavorato, e ancora oggi. Se ciò non mi qualifica come esperto, mi consente comunque di avere qualche idea, sia critica che d’intento costruttivo.

I miei coo-pasquinanti, già hanno espresso più volte sul tema opinioni  e interrogativi. Si sono chiesti quale debba essere il ruolo del Pubblico,

si è valutato il nostro turismo di massa come opportunità dovuta  alle fasce sociali meno fortunate, hanno condiviso il diffuso apprezzamento di una cultura dell’ospitalità tutta romagnola. Comunque tutti, vedendo incerto il futuro per questa Riviera, si augurano innovazioni e strategie adeguate per stare al passo - da parte dei nostri Amministratori come degli operatori privati.

Faccio anch’io alcune considerazioni sparse: che il settore del Turismo va supportato dal Pubblico come ogni altro comparto economico, ed essendo prioritario per la nostra Provincia meriterebbe prioritaria attenzione e interventi fattivi dai reggenti politici che abbiamo voluto - si ricordi - e ancora ci toccano. Che la ‘massa’ è sempre stata considerata meramente bacino di clientela che portava soldi - più cresceva l’entità della nostra offerta turistica, più si raschiavano vacanzieri, dovunque fossero e qualunque fosse il loro profilo.

Che quindi il nostro turismo di massa è nato non proprio per sensibilità sociale, ma per motivazioni del tutto economiche, e  spontanee - per non dire in una diffusa anarchia di regole, concessa senza patemi dalle Amministratzioni locali, che nemmeno hanno saputo / voluto prevedere quanto avrebbe pesato su tutta la comunità - e si è visto  come poi sia divenuto pressochè insostenibile per qualità di vita nella nostra città, particolarmente di noi riminesi. Che cultura dell’ospitalità è termine troppo alto per definire i meriti dei nostri operatori, di spiaggia o di alberghi & pensioni, di baristi o ambulanti con negozio - e la cultura dell’idraulico o del tassista, dove la mettiamo? Che per ora il futuro è si incerto ma che purtroppo strateghi

capaci di agire al meglio non se ne vedono.

 

Attenti agli Assessori circolanti

 

Infatti, guardiamoci attorno e con molta lucidità valutiamo cosa sta avvenendo.

Come da sempre, in periodo di fuori stagione - propriamente da dicembre ad inizio estate- qua si lavora a fondo per chiacchiere. Pullulano incontri e scontri, profezie e improvvisazioni un po’ dappertutto, anche tirando  per la giacca i nostri Amministratori, locali e via via  regionali - quest’ultimi poi che governano su tutti gli altri, già sanno da loro come dividere fra i tanti questuanti i pezzi di torta disponibili quest’anno: ovvero, quel po’ di soldini che si possono a sostegno della Riviera.

Mi sia consentito un avvertimento propedeutico: attenti agli Assessori circolanti - e loro consulenti / consigliori - quando sfornano idee grandiose / innovative / risolutive. A loro serve solo apparire non privi di idee, ma sono i primi a sapere che risorse economiche grandiose non si troveranno.

Per non fare nomi, pensate al già ansante Piano Strategico, ultimo varo di improvvisatori che pensano in grande (solo in grande...quindi vedi sopra). Merita più attenzione chi avanza idee meno mega ma almeno praticabili, magari di buon senso.

Le soluzioni nascono da analisi sensate e attendibili del problema. Evviva allora le ricerche che aiutano a capire. Però...davanti a una Ricerca-sondaggio sugli italiani che non vengono in vacanza a Rimini (pur meritevole poiché iniziativa concreta fra tanto sparlare) qualsiasi serio uomo di marketing direbbe: sapete quanto è più  difficile e molto più costa il conquistare nuovi clienti piuttosto che fare tutto il possibile per mantenersi quelli che già si hanno? Non è prioritario adottare subito strategie per non perdere gli italiani che in vacanza da noi ci vengono?

La peggior cosa è dunque che tutto sta ripetendosi come quando il nostro Turismo tirava da solo.

E’ inevitabile quindi una seria crisi anche della primaria fonte di lavoro e benessere di questa provincia?

Per ora, secondo me, c’è solo da sperare ancora una volta sull’iniziativa dei nostri operatori turistici che, toccati da vicino più d’ogni altro da un possibile calo di clientela, staranno facendo la loro personale battaglia di imprenditori, di quelli del tipo ‘davanti alle crisi c’è ancora meno tempo per chiacchiere... quindi pedalare’. Se la storia del nostro turismo è stato un fenomeno che ha del miracoloso, pregate ancora gente...

Ho voluto deliberatamente semplificare quest’ultima considerazione per non debordare con le mie riflessioni. E gradirei molto sentire altre voci.

 

                                                                                              Renzo Casali


 
     


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