...Bersani non può non sapere che se la carica di segretario del PD è per lui una gratificazione, comporterà comunque anche un ruolo di Giuda. Certamente politico di non nuova generazione, già presidente di Regione e tanto altro, nemmeno lui sarà in grado di leggere la fatale sorte di questo partito, composizione/scomposizione/ricomposizione di idee e fedi destinate da sempre a ’divergenze parallele’ (per citare uno sfortunato progenitore di chiare vedute). Quindi un più o meno cosciente traditore delle reali - ma diverse - istanze che tre milioni di italiani ancora una volta hanno sperato di veder soddisfatte da questo Pastrocchio Democratico.
Tanto è confortante vedere che tra gli sbandanti elettori italiani dell’oggi resiste almeno una parte - di primarie ed altro - che nella democrazia ad ogni costo crede, quanto più è da temere che vengano ancora una volta disillusi dal cinismo ottuso dei politici di sempre, assaltatori di diligenze.
Bersani, anche lui politico di sempre non saprà capire – altrimenti l’avrebbe già fatto da ministro - cosa offrire alla maggioranza degli italiani che non condividono - o condividono solo per disperazione o ignavia - un governo con a capo Berlusconi. Non saprà capire che il distacco dalla politica di tanti potenziali elettori del centro sinistra è sostanzialmente il rifiuto di ascoltare oltre i soliti personaggi e le loro parole-solo-parole di sempre. E quei soliti del PD che hanno già deluso quando, al governo, non hanno voluto risolvere problemi così grossi da inquinare la nostra democrazia, vedi: il conflitto di interessi di Berlusconi, i provvedimenti e leggi ad personam varate dallo stesso, un’assurda legge elettorale, significativi interventi sociali a difesa delle fasce più deboli, scontrandosi anche, quando occorra, con sindacati dei lavoratori fermi su posizioni solo autoreferenziali,
... da crocifissi a burka, da kebab a salami, da burka a minigonne, sono tanti i focolai di scontro cui siamo destinati ad assistere nel nostro Paese.
Oggi, sulla sentenza della Corte Europea che disapprova la presenza del crocifisso nelle scuole, grande levata di scudi di Vaticano & c., tirando in campo tendenze di laicismo esasperato.
Posso testimoniare, da laico convinto, che l’intolleranza è storicamente antitetica al concetto di laicità.
Capisco, senza giustificarla, la reazione dei cattolici italiani.
Sorprende di più l’immediato appoggio del Governo alla loro protesta.
O meglio, sorprenderebbe se non ricordassimo un’affermazione recente - questa mai smentita - di Berlusconi: l’Italia non sarà mai un Paese multietnico. Frase sicuramente di strategia politica - per un alleato come la Lega - ma anche superata dai fatti perché la realtà italiana è irreversibilmente il contrario.
Prima o poi tutti, ma proprio tutti - se non paventate sezioni italiane del KuKlusKlan dovranno prenderne atto.
Per vivere in buona pace con gli immigrati ormai legalmente inseriti tra di noi, quindi ‘nuovi italiani’, dovrà valere un semplice quanto condiviso senso comune: un’integrazione reale alla pari invece di una permanente pretesa di una comunità italiana che vanti una superiorità razziale sulle altre - che significherebbe un Paese con ghetti, enclavi quasi, minacce costanti di scontri etnici, religiosi, di fondamentalisti dell’una o l’altra parte. Inutile ripetere che il terreno d’incontro è nel rispetto delle idee di chiunque e del loro esercizio, nel contesto di quanto consentito da una comune legge, quella italiana.
Non può esserci più posto per incalliti razzisti – badate bene, anche tra i nuovi italiani – che rivendichino origini, pseudo culture e tradizioni che appaiono irrinunciabili ma in realtà mutevoli secondo l’evolvere di una società libera e liberale (Babbo Natale - della Coca Cola - ha ormai stravinto sulla nostra storica Befana, e Santa Lucia, San Nicola, etc.
Stavolta tocca alla religione cattolica e , sotto sotto, alla sua difesa di un inaccettabile privilegio da religione di stato.
Serve un nuovo Cavour?
Renzo Casali
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