Il nostro turismo. Che merita un suo marchio tutto suo: DI MASSA.
Che fa storcere la bocca a quelli delle mete originali, dell’adventure tour, delle vacanze di lusso, del turismoculturale, dei villaggi all-inclusive.
Che ben ha meritato la costernazione degli abitanti – indigeni e importati – di Rimini, ex piccola città, i quali si sono visti di fatto negare la ‘loro’ spiaggia, la tranquillità delle ‘loro’ serate estive al mare, oggi finanche del ‘loro’ centro storico - ma cosa malfatta capo ha e chi ci sta, resti, chi no, fugga in collina.
A dirne male, spetta solo ai Riminesi, che soli sanno come diversamente poteva essere:
anziché un’edificazione selvaggia, iniziative private senza regole, un’inseminazione a caso di operatori d’ogni dove, avremmo potuto crescere un ‘turismo per tutti’ ma
di dimensioni più sostenibili – diciamo pure al cinquanta per cento dell’attuale – che sarebbe comunque bastato ad un sano sviluppo e benessere economico di Rimini e provincia. Diciamo pure: facendo a meno di offrirci come opportunità di lavoro a gente di altre aree (egoisticamente forse, ma lecito) quando non di speculazione per tanti, troppi.
Solo i riminesi già adulti negli anni sessanta e settanta, anni decisivi per quello che sarebbe stato, potrebbero testimoniare che giunte comunali strabiche fingevano di non vedere quanto accadeva al di là della ferrovia verso il mare, che l’unica Istituzione che badava a spiaggia e alberghi era l’Azienda autonoma di Soggiorno, a lungo feudo democristiano poi socialista, preoccupata solo di riscuotere, appunto, la tassa di soggiorno ovunque potesse.
Quando, dopo l’ottanta, si ridesteranno le altre Istituzioni pubbliche - Comune, Circondario e Regione - sarà già troppo tardi per gestire un fenomeno ormai di dimensioni incontrollabili.
Progetti tanti, iniziative concrete poche e non sempre opportune, qualche incentivo a strutture di promozione, più efficienti se decentrate sul territorio.
E in questi tempi di assalti ad ogni diligenza, anche il nostro turismo è sotto tiro, già di governi locali, regionali, furbetti di partiti, ora di estemporanee Brambille. I quali promettono grande attenzione, valorizzazione, aiuti. Promettono.
A fronte di ciò i nostri operatori turistici hanno maturato anche sufficiente esperienza per non credere più a promesse dall’alto. Maniche rimboccate e di buona lena, sanno ormai fronteggiare da soli stagioni favorevoli o meno. Ma è un vivere alla giornata, stagione per stagione. Può durare, forse non al meglio. Minacce presenti e future possono spaventare:
strette economiche dell’intero Paese, invasioni di nuove genti di fare diverso, ondate gialle.
Da più fonti si propongono Piani di Interventi e Sviluppo, vuoi di parolai, vuoi di sognatori.
Un maggior dialogo permanente fra operatori di buona volontà potrebbe forse far valere
più concretezza e favorire più intesa con le Istituzioni. Anche per soluzioni prioritarie:
occorrono strutture che i privati, da soli, non si possono dare.
Renzo Casali
|