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ANNO 5 - NUMERO 26- 2010
 


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Italia Camerum Considerazioni sul calcio africano di Patrizio Placuzzi
 

 Calcio dei poveri o calcio del futuro?. E’ questa la domanda che ci dobbiamo porre per quanto riguarda il calcio africano.

Ma i problemi del calcio africano sono uguali ai problemi sociali che affliggono il continente nero, nel senso che non è più il tempo che gli africani aspettino interventi esterni per risolvere i loro problemi, devono farcela soprattutto contando sulle loro forze

 

La partita amichevole giocata mercoledì sera 3 marzo allo stadio Louis II° del principato di Monaco, fra la nostra nazionale e la nazionale del Cameroun mi induce, mi stimola,  a fare delle considerazioni sullo stato di salute del calcio africano. Tra l’altro il Cameroun è  il paese della mia compagna diciamo così, con cui spero di ricongiungermi  al più presto, per concretizzare la nostra storia d’amore alla quale tengo tanto. Farò di tutto perché questo accada, mi impegnerò in questo senso. Maria è pure espertissima di calcio, non solo di quello africano, ma anche del calcio europeo, dato che i più bravi calciatori del suo paese, come Eto’o, Emana e Makoun giocano in Europa, nella fattispecie nell’Inter, nel Betis Sevilla e nell’Olimpique Lionnayse. Ma altri giocano anche in Inghilterra e in Germania. Questi tre giocatori hanno giocato con il Cameroun nell’amichevole che si è giocata nel principato di Monaco fra le due nazionali, quella italiana e quella camerunese.  

Come accade in tutte le parti del mondo, dall’Europa all’America latina all’Asia, il calcio anche per quello che concerne il continente nero, travalica gli ambiti strettamente sportivi fino ad assumere valenze sociali e culturali che rappresentano lo specchio delle contraddizioni di un continente, in questo caso dell’Africa.

Il calcio africano a mio parere, non ha espresso tutte le sue potenzialità,

secondo  Beppe Dossena, che è stato un noto giocatore negli anni 70/80, campione del mondo in Spagna pur non avendo mai giocato,nonché per due anni tecnico della nazionale del Ghana, il calcio africano è un potenziale ancora inesploso, a livello di campionati mondiali. Per Dossena, sarebbe una miniera, dove nessuno finora è riuscito ad estrarre tutto quello che produce. Sono confortato dal fatto che il mio giudizio è supportato da un parere autorevole e qualificato come quello di Beppe Dossena.

Come è noto, i mondiali di calcio del 2010 si giocheranno in Sudafrica,  e mai come quest’anno la pattuglia delle nazionali africane è così nutrita, con la presenza del Sudafrica, del Ghana, Costa d’ Avorio, Nigeria e Cameroun, senza contare l’Algeria, che rappresenta l’Africa del Nord, il magrheb, di influenza mussulmana.

Finora,  a dire il vero, nessuna nazionale africana non ha mai superato i quarti di finale della rassegna iridata, che sono stati raggiunti dal Cameroun in Italia 90 e dal Senegal nel 2002 in Corea-Giappone.   

Però non è del tutto esatto sostenere che le nazionali africane non hanno mai vinto nulla e che non sono capaci di competere ad alti livelli. Le Olimpiadi lo dimostrano, si parla di under 23, è vero, però la Nigeria ha vinto l’oro ad Atlanta nel 1996, e l’argento a Pechino nel 2008, mentre il Cameroun ha vinto i giochi olimpici di Sidney. Sono risultati che non vanno sottovalutati, che dimostrano le potenzialità del calcio africano, che però non si è ancora espresso pienamente rispetto alle proprie potenzialità, appunto. Si può considerare ancora un’incompiuta, ma c’è ancora tempo per recuperare, i margini di miglioramento sono ampi.

Il calcio africano non è più sprovveduto tatticamente,

molte nazionali si affidano da tempo a tecnici europei per conferire una dimensione tattica alla squadra, tecnici francesi, come Roger Lemerre in Tunisia e in Marocco tedeschi come Otto Pfeifer in Cameroun, e anche italiani come Dossena in  Ghana e il povero Scoglio in Tunisia, Eugenio Bersellini, vincitore di uno scudetto con l’Inter che ha allenato in Libia,  sono arrivati nel continente nero e nell’Africa del nord per cercare di smaliziare tatticamente giocatori potenzialmente validi, dalla forza fisica impressionante che avevano solo bisogno di essere guidati tatticamente da una mano esperta. Attualmente il Cameroun è allenato dal francese Le Guen.

Bisogna anche dire che questo processo viene agevolato dai calciatori, che giocano quasi tutti in campionati europei, che sono tornei ad alto livello competitivo. Questo significa che sono l’aspetto tecnico-tattico, possono essere considerati calciatori di estrazione europea, e di conseguenza le differenze con le altre nazionali europee non sono poi così marcate. Anzi.

Però c’è anche il rovescio della medaglia,

cioè manca una coscienza collettiva sull’importanza della manifestazione, perché spesso i calciatori africani che conoscono lo stress e la pressione dei campionati europei, vivono il fatto di essere aggregati alle loro nazionali come una rimpatriata fra amici, senza contare che si trovano a ritornare in situazioni organizzative giocoforza più scadenti rispetto a quelle dei loro club di appartenenza in Europa. Il compito più difficile allora è quello di riuscire a concentrare tutte le forze su un obiettivo preciso, oppure attorno la figura di un capo carismatico sappia fungere da collante delle diverse personalità che compongongono un gruppo.

Calcio dei poveri o calcio del futuro?. E’ questa la domanda che ci dobbiamo porre per quanto riguarda il calcio africano.

Arrigo Sacchi ebbe a dichiarare che il calcio dell’Africa sarà il calcio del 2000, mentre per il presidente UEFA Michel Platini,  che non ha bisogno di presentazioni, “Gli africani hanno un evidente ritardo nel calcio così come ce l’hanno nel prodotto interno lordo”. E’ un affermazione lapidaria per descrivere la situazione di un continente, di cui Platini poteva fare a meno, perché non è del tutto vera, perché le situazioni non sono statiche, contengono sempre elementi di dinamicità.  Come sempre la verità sta nel mezzo, rispetto alle affermazioni di Sacchi e di Platini.

In questi due giudizi tanto distanti fra di loro, si nascondono tutte le potenzialità e le contraddizioni del pianeta calcistico africano. A dispetto di una concentrazione di talenti seconda forse solo al Brasile, e di una forte passione che coinvolge e accomuna intere popolazioni dei paesi africani, il calcio africano deve  risolvere problemi organizzativi, che spesso esulano dal contesto prettamente sportivo, sconfinando nella dimensione sociale e politica. Come spesso accade, anzi è di sicuro così, il calcio diventa una metafora, una sorta di specchio che riflette i problemi di cui l’Africa è afflitta. Per chi crede come me nel valore dello, sport, aiutare il calcio africano affinché si esprima in tutte le sue potenzialità, vorrebbe dire mettere in pratica una forma importante di cooperazione e sviluppo verso i paesi più poveri del pianeta.

Ma i problemi del calcio africano sono uguali ai problemi sociali che affliggono il continente nero, nel senso che non è più il tempo che gli africani aspettino interventi esterni per risolvere i loro problemi, devono farcela soprattutto contando sulle loro forze,  e nella fattispecie, tocca alle federazioni nazionali africane sbloccare la situazione.  

 

Il rapporto fra il calcio africano e l’Italia.  

 

Il calcio africano cresce, ma lontano dall’ Italia. Nella recente coppa d’Africa vinta dall’Egitto, c’è stata tanta Europa, Inghilterra e soprattutto Francia, ma poca Italia. Infatti sono stati soltanto otto i giocatori  africani che militano in squadre italiane che sono ritornati in Africa per giocare la coppa d’Africa che si è disputata a Luanda in Angola, fra cui il più famoso è il camerounense Samuel Etoò.

C’è anche una questione normativa che ostacola l’arrivo dei calciatori africani  nel nostro paese, che è legata alla legge Bossi-Fini che vincola in modo negativo le società calcistiche. Secondo Domenico Ricci, che svolge la mansione di allenatore in Congo per conto di uno stato del paese africano, in Italia non si da il giusto peso e il giusto supporto psicologico agli africani, allo scopo di farli ambientare, come fanno le squadre inglesi, francesi e spagnole. Così i migliori talenti africani preferiscono i campionati di quei paesi anche perché il livello del nostro campionato di serie A si è di molto abbassato. Comunque tutto sta cambiando. Pour exemple dans la Cote d’Hivoir su 18 milioni di abitanti, sono più di 300 le accademie dove si insegna calcio;fra dieci anni questi bambini saranno degli atleti fatti e finiti, resistenza fisica, corsa da gazzella, buona tecnica e tanta fame di gloria. Atleti perfetti per il super competitivo calcio europeo.

Voglio concludere questo pezzo ricordando il tragico attentato di cui è rimasta vittima la nazionale del Togo, il cui pullman  è stato preso a fucilate da i ribelli angolani, provocando la morte di tre persone. La squadra è stata ritirata dalla Coppa d’Africa, questa notizia, quando è stata data, ha catturato l’attenzione della stampa italiana e di quella estera.  

Il calcio come elemento sociale e geopolitica, lancio questa sfida a chi mi legge.

Patrizio Placuzzi

 

Ps:dedico questo articolo al mio amore Maria Domenica Angela Omoa.  Con la speranza che Dio ci aiuti a coronare la nostra unione.


 
     


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