A Rimini il cinismo, il fanatismo ideologico e religioso, il dispregio per il dolore degli altri trova spazio sulla stampa cittadina (senza commento) addirittura enfatizzato nei titoli
Mi domando perché tanti cattolici (una minoranza per fortuna) abbiano sentito il bisogno di fare questa ennesima crociata.
...come ci si può permettere di pubblicare un insulto così feroce ad un uomo provato da anni di sofferenze, la cui coscienza limpida ha voluto perseguire tutte le forme legali affinché la volontà della figlia fosse rispettata. |
Si sono finalmente spenti i riflettori che i media italiani hanno tenuto accesi per mesi sulla vicenda di Eluana Englaro. Per l’ennesima volta, come se ci fosse bisogno di confermarlo, il mondo della dis-informazione ha dato il meglio e il peggio di se in sproloqui saccenti. Il padre della ragazza, Peppino Englaro, è stato spesso messo sul banco degli imputati da persone “perbene” (fra questi Giuliano Ferrara) che si sono permessi di speculare sulla vicenda senza ritegno. Il primato fra questi va, però, ad un giornale locale: La Voce di Romagna. All’indomani della sentenza della Corte di Cassazione il giornale riminese pubblicava l’articolo di un tal Ghini nel quale, in un crescendo spaventoso, si affermava che il padre di Eluana era contento di poter finalmente assassinare la figlia, fino a scrivere che Peppino Englaro poteva finalmente stappare la bottiglia che teneva in frigo per brindare alla morte della figlia!
SPAVENTOSO! Non solo che una persona sia potuta arrivare a scrivere queste cose ma che un giornale abbia pensato bene di pubblicarle.
SPAVENTOSO! Che una persona si possa permettere di pubblicare un insulto così feroce ad un uomo provato da anni di sofferenze, la cui coscienza limpida ha voluto perseguire tutte le forme legali affinché la volontà della figlia fosse rispettata.
Se il tragico incidente fosse accaduto, anziché nel ’92, nel ’70 la medicina non sarebbe stata in grado di dare a Eluana una vita vegetativa prolungata per sedici anni; con le conoscenze e le tecnologie di allora, sarebbe morta in seguito all’incidente.
Ma ora si può fare, si può tenere in vita un corpo anche se il suo cervello è morto. Lo si può nutrire forzatamente (non si dica, per carità, che ciò accade anche per i lattanti perché non è vero: ai lattanti il cibo viene portato alla bocca e loro lo succhiano con piacere e smettono quando sono sazi, ad Eluana il cibo viene iniettato direttamente nello stomaco) e dire poi che quel corpo è vivo. La vita cosciente non c’è più, le relazioni non ci sono più, i sentimenti non ci sono più, la persona non c’è più e questo, Eluana, per se non lo voleva. Come non lo vorrei io e come credo non lo vorrebbe la maggior parte della gente.
Mi domando cosa abbia spinto Ghini a tanta rabbiosa cattiveria nei confronti degli Englaro. Si degli Englaro, anche di Eluana, la cui volontà era quella di non essere tenuta a forza in stato vegetativo.
Mi domando perché tanti cattolici (una minoranza per fortuna) abbiano sentito il bisogno di fare questa ennesima crociata. Se è vero, come è vero, che Eluana è morta poco dopo l’incidente e che è stata tenuta in vita grazie ai ritrovati recenti della tecnologia e della scienza medica, allora non è forse vero che è rimasta in vita solo per la protervia volontà degli uomini di vincere la morte? E cosa c’entra questo con la divinita? Forse che le vittime degli incidenti, prima dell’avvento delle nuove tecnologie, non avevano egual diritto a vivere? In tutta questa triste vicenda, dio non c’entra, è una faccenda di uomini. Di uomini che si sentono sempre più dei perché possono dominare la natura, ma sono sempre meno uomini perché non rispettano i sentimenti, la libertà e l’umanità dei loro simili.
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